Della pretenziosità delle citazioni e degli Orgasmi Verbali.

Io  troppo spesso parlo per citazioni. Mi rendo davvero conto che all’interno dei miei costrutti grammaticali io celo pillole altrui di letteratura/scienze/musica/arte..
Spesso anche inconsapevolmente! Lo faccio perché, innanzitutto, mi piace rafforzare le mie opinioni. In secondo luogo perché mi piace che qualcuno, più autorevole di me, si sia trovato a pensare una cosa tanto incline alle mie corde che basta per sintetizzare un mio pensiero.
Lord Byron ad esempio:
” I Have No Sympathy With Breathing Flesh- Non ho empatia con la carne respirante”.
La carne respirante è una definizione che da all’Uomo, con cui lui non riesce a condividere nulla, quindi ne fugge. Quanto questa frase meravigliosa mi rispecchia!
Io che soffro di alienazione dalla mia specie, perché non riesco ad avere empatia con lei.
Oppure “Ti agiti, ma non ti muovi” per definire il mio stato di pessimismo esistenziale, in cui ci si sforza di muoversi ma si resta immobili.
Anche citazioni, diciamo, meno auliche? Più demenziali?. Se qualcuno, ad esempio, dice in un qualsiasi contesto “Cale”, nel senso di “importare”, a me viene naturale rispondere “Cicale Cicale Cicale”.
Provocando in questo caso negli occhi del mio, malcapitato, interlocutore una reazione di agghiacciamento-misto-stupore: L’ha detto davvero?

A lavoro poi! Quando mi viene detto qualcosa io rispondo per le rime col sorriso e, di norma, l’encefalogramma altrui resta piatto. Innanzi tutto perché sono una Commessa. Non sia mai che sia anche semi-dotata di cervello. Secondo di poi perché non hanno idea di cosa io stia dicendo.
Io, la commessa, quella che secondo loro vive all’interno del negozio nutrendosi degli avanzi di cibo che LORO lasciano in terra. Diversamente non mi spiegherei il motivo per cui lo facciano.

Quella che per definizione DEVE essere: GENTILE, SOLARE, DISPONIBILE. AMANTE DEL CONTATTO CON IL PUBBLICO. PASSA LA GIORNATA(o la nottata, o la Domenica dipende quando ti incontrano fuori orario di lavoro) A RIFLETTERE SU QUANTO QUEL PRODOTTO RESTERA’ IN PROMOZIONE, DI QUANTO COSTERA’ POI e, per Giove!, DI QUANTI NE HA ANCORA IN NEGOZIO! PRONTA A DARVI OGNI RESPONSO.

Infine, sopra ogni cosa, CHE E’ COSì FORTUNATA A LAVORARE Lì!

Sfatiamo tutti i miti, io odio la carne respirante (vedi sopra). Sono pallida come un morto con le occhiaie. Sono disponibile, solo per contratto. Il contatto con il pubblico fa parte del mio lavoro quindi non posso esimermi. Non vivo in negozio, anche se ci passo molto tempo. Non mi nutro degli avanzi, quindi grazie ma non lasciateli per terra.
Ho una vita, anche se per poche ore, al di fuori del mio lavoro. QUINDI non sono un jukebox in cui si inserisce la monetina per avere la risposta desiderata.
E per tutte le precedenti e molto altro, Vi prego, non ditemi che sono “COOOOSìììì fortunata a lavorare lì” perché a me viene in mente la raccolta degli avanzi da terra e la Bonifica serale del negozio e posso solo dire che in quel momento non mi sento COOOSììììì fortunata.
Non perdo nemmeno tempo a toccare l’argomento “il cliente ha sempre ragione”. NO, non è il mantra con cui ci addestrano. E al 98% il cliente ha torto, ma vuole la ragione e spetta alla Commessa con molto garbo, bestemmie interiori e gentilezza trovare una soluzione. Fortunata vincitrice!

Chiusa la parentesi -Il Mio Lavoro Meraviglioso- resto dell’idea che con una citazione, un parallelismo, di qualsiasi ramo culturale, una frase sia migliore.
E soprattutto esprima al meglio ciò che si vuole dire. Anche se in tanti non mi capiscono, purtroppo.

Il perché è semplice. Perché io soffro di un morbo letterario gravissimo.
Io amo la lingua, la sua espressione, in ogni forma possibile.
E quando riesco a persuadere qualcuno confutando la sua tesi, pregustando ogni singolo suono pronunciato ancora prima che esca dalla mia bocca.. Dannazione. Quale orgasmico piacere verbale!

D’altro canto io amo ascoltare chi parla. Chi canta. Chi spiega.

Alienarmi sentendo solo le parole e riflettendo su ogni loro sfumatura, su significati profondi che nemmeno si sa di aver dato loro.
Poi replicare, sostenendo fermamente le mie idee, vedere il dubbio che si insinua negli occhi altrui, sentire la certezza crescere in me. Pronunciare le frasi con naturalezza, ma soppesando ogni singola lettera, ogni pausa, sapendo che ciascuna di esse ha un valore.
Infine godersi la piacevolezza dell’espressione nella sua immensità, come un crescendo musicale. Come droga per lo spirito

Sono da ricovero Eh?
Molto bene.

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