Mulini a Vento e Francesismi

Un essere umano vivente medio sa che, arrivato ad N sforzi per cambiare una realtà, una pratica diffusa, un costume, un’abitudine,.. Ecco, non riuscendoci a detto ennesimo tentativo, si pone la fatidica domanda “Forse che non sia il caso di smetterla?”

Ecco. Allora devo essere un’aliena, anche per questo.
Perché io non lascio correre. Perché io DEVO cambiare le cose. Perché io in quarta elementare dicevo alla mia mamma che da grande avrei voluto “Fare qualcosa che restasse nel tempo”. Creare qualcosa per me e per gli altri, che sopravvivesse a me.

Ora, come potrebbe il mio animo di imperitura bambina frequentante la quarta elementare arrendersi?
Infatti non lo fa. Quindi io mi trovo a condurre Donquijottiane battaglie quotidiane contro i molteplici mulini a vento della vita.
Un’idealista poetica? No. Una Pirla inguaribile.
Perché cambiare il più delle volte vuol dire rompere equilibri e, concedetemi in francesismo, rompere i coglioni.
Ma non va bene per niente per chi, e sono in tanti, in quella nicchia di equilibri precari ed insensati per nociva abitudine ci vive, ci sguazza o sostanzialmente SE NE FOTTE. Quindi vuol dire farsi un cazzo di male. Anche qui i francesismi si sprecano.

Tolto il fatto che io combatterei per migliorare una situazione qualsiasi, in qualsiasi mondo parallelo ed irraggiungibile (della serie amici di Marte io sono qui, chiamatemi pure!), quindi sono in un certo senso consapevolmente anomala, davvero non comprendo l’essere umano che sta sopra o quello che sta sotto quella maledettissima media.

Tu che stai sotto, subisci situazioni magari lamentandoti anche, ma resti lì. Così. Per Sempre. Perché? Si badi bene, non intendo necessariamente solo azioni di rivalsa degne della Rivoluzione Francese. Banali azioni volte al miglioramento, fine. Invece no. Allora ci guadagni qualcosa? No, o magari non sempre. Però ti sta bene così.
Stare nella tua Comfort-zone a lamentarti senza agire tutta la vita?

Tu che stai sopra, che per doti particolari, tue o non, ora STAI Lì SOPRA e rivesti un ruolo. Ma tu. Oh Luminare consapevole. Non vedi che c’è necessità di cambiamento?
Si badi bene, non intendo cambiamenti radicali dal giorno alla notte sempre degni della Rivoluzione fatta dai nostri ‘cugini’ tempo addietro. Banali direttive volte al miglioramento. Invece, anche qui, no. E le domande che mi faccio sono le stesse.

A volte basta così poco per cambiare così tanto, ma si resta confinati della mediocre abitudine.

A volte basta fermarsi, consapevolizzarsi e decidere semplicemente se:

1) Sto vivendo in maniera corretta verso me, verso gli altri, verso il futuro?
2) Avrei potuto fare meglio/di più/altro?
3) Auguro a mio figlio, sangue del mio sangue, di raccogliere ciò che io ho seminato, anche solo in parte?
4) Se morissi oggi l’Io della quarta elementare sarebbe orgogliosa di me?

Io oggi non so dare risposta a queste domande e questo mi genera frustrazione ed insoddisfazione.
Ma di una cosa sono più che certa, non posso deludere le certezze sul futuro che aveva l’Io della quarta elementare. Quindi elaborerò, al mio meglio, tutta questa merda (Vive la France!) buttata all’interno del Karma del Mondo ed andrò avanti, con il benestare del mio fegato.

Fermandomi agli attraversamenti pedonali.
Aiutando chi trovo in difficoltà, anche se non me lo chiede e magari nemmeno mi dirà grazie.
Lottando con le unghie e con i denti finché qualcosa cambierà.

Perché quando morirai tutto quel fiato che avrai tenuto dentro, per non esporti mai, non ti servirà più a nulla, o magari tuo figlio dovrà attraversare la strada.

Ps. Ora prendo le goccine, smetto di rileggere “Così parlò Zarathustra” e mi calmo. Prometto.

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