Parassiti e Riflessioni.

Io odio gli esseri parassitari. Che non vivono, ma sopravvivono di vita Altrui.
Come la pulce che sale sul cane. Lo utilizza, lo punge, lo infesta moltiplicandosi. Lui è il suo nutrimento, il suo mezzo trainante, consapevole o meno, lei ne ha un bisogno viscerale.
Se il cane si gratta, cercando di liberarsene, lei si tiene ancor più forte. Lo vuole, lo brama, non può in alcun modo perderlo. Ma quando il cane si ammala, la pulce se ne va.

Abbandona quel che fu sua ragione di vita e mezzo di sostentamento. Non combatte con Lui ma lo lascia a fine certa, come roba vecchia che non serve più, saltando su un cane nuovo. Il successivo. Il Futuro, ma già quasi obsoleto se necessario.

Così sono i parassiti sociali. Quelli che, sgomitando, si fanno largo sul carretto di qualcuno. Non perché condividano con quest’ultimo un qualche ideale, solo per ottenerne un qualche profitto, e, proprio come la pulce, lo infestano. Poi? Poi cercano il carretto migliore, il cane in apparenza più sano, Per garantirsi un beneficio duraturo. E così Via.

Il parassita un’opinione non ce l’ha. La copia. La ripete a pappagallo. Poi la cambia. La ripete di nuovo. La dimentica. Però si sente forte del diritto di criticare le idee altrui. Qualsivoglia siano. Tuttavia non si può permettere, vista la sua natura cangiante, di criticarla a viso aperto. La critica sottovoce, di spalle, ponendo magari ostacoli in un tracciato già di per se difficoltoso. Perché le sole azioni del parassita sono appunto saltare, nascondersi e tramare.

Il voltastomaco che mi viene è indescrivibile. Innanzi tutto perché non posso concepire il fatto di non avere ideali. Io per i miei consumo il fegato, brucio i polmoni disfo i reni. Mi infiammo, come una sigaretta aspirata dalla bocca di un fumatore e, avida, velocemente brucio e mi consumo per quell’ideale. Lo sostengo, cocciutamente, a suon di parole che mordono l’aria. Esponendomi. Perché non so fare altrimenti.

Come, d’altronde, i parassiti non sanno fare altrimenti.

Non possono fare a meno di buttarsi nelle vene sangue altrui, trasfusioni di ideali rubati e non supportati. Solo per mantenere la loro camaleontica natura, solo per colorare uno spirito opaco di un colore trafugato.

Meduse che ti attraggono, ingannevolmente, con i loro colori, in apparenza puri e magici, ma che ti avvelenano con i loro tentacoli alla prima occasione.

Esseri inetti, invertebrati, ma colmi di tentacoli pronti ad avvelenare e, sopra ogni cosa, arraffare. Far prevalere il proprio Ego sul diritto dell’altro.

Così va il Mondo e così andrà per sempre? Mosso da questi esseri tentacolari senza midollo, senza opinioni, senza valori?Questo mi chiedo di fronte alla magnifica cerimonia di apertura dell’Expo Milano 2015. Perché un evento, così prestigioso, così sublime, debba esser stato contaminato, e continuare ad esserlo ogni giorno, da queste pulci affamate è l’interrogativo predominante in me. Perché non si possa esser contenti di ciò che si ha, anche se si ha poco, e quel poco ha diversi problemi, ma quel poco è stato ottenuto onestamente? O magari di quel che hanno gli altri? O che ha una Comunità di cui si fa parte? Perché io devo PREVALERE sull’altro senza un giustificato motivo? Solo perchè sono io?

Soffriamo tutti di questo Napoleonismo Moderno? Di questo pseudo-delirio di Onnipotenza per cui, se Lui è arrivato Lì ci arriverò anche IO e lo Supererò?

Perché ogni tanto non si fa un passo indietro. Un’enorme doccia fredda di umiltà e cognizione di Se, e si pensa ai propri limiti, alle proprie debolezze. E ci si rafforza si, ma nel rispetto altrui, raggiungendo il giusto apice che ognuno di noi si merita.

Perché se io sono un’inetta, non posso soffocare chi ha un ideale solo per paura di perder qualcosa che ancora non ho, o che non avrò mai.

Perché non vi è un concorrere onesto, pulito, di ideali diversi, anche mutevoli per certi versi, ma volti ad un crescere comune?

Il Mondo intero guarda l’Expo, criticando, apprezzando, condannando. E’ il libero arbitrio. Ma perché non ci si sofferma alla meraviglia ed allo stupore di quanto è stato fatto dalla PANGEA ad oggi, e di quanto soprattutto possiamo e DOBBIAMO ancora fare per chi ha ricevuto poco o nulla da tutto quel FATTO. L’uomo da scimmia, da abitante del terreno, si è evoluto sino allo spazio. Evolviamoci debellando le infezioni parassitarie che tentano di aver la meglio.

Ma attenzione, partiamo da piccoli ed insensati gesti.

Come la sigaretta lanciata per terra alla fine di questo discorso delirante, che per terra non deve stare. Ma va raccolta e gettata in appositi contenitori.

Come le gentilezze verso chi non le merita.

Come il non aver paura di combattere.

Come il collare antipulci, zecche, pappataci e parassiti dell’erba, Siamo il nostro personale SERESTO!

P.s. Non parlo volutamente di ciò che è accaduto per le strade di Milano. Perché determinati sub-umani non si meritano nemmeno di essere insultati. Nemmeno da miei discorsi farneticanti.

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