La Mafia non esiste.

« Io accetto la… ho sempre accettato il… più che il rischio, la… condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli.
Il… la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in… in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me.
E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare… dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro. »

La Mafia non esiste.
Se esistesse a Scuola ne avremmo lungamente parlato.
Per discernere, nei particolari, delle meccaniche di come agisce, come si muove e cosa fa. Per evitarla. Per contrastarla.
Magari anche con qualche Perché.

Ah, i Perché! Col perché non si discute, quello vuole arrivare al sugo della storia. Prima non si ferma. E questo non piace a chi l’ignoranza piace. A chi nell’ignoranza ci sguazza.

Dicevo, ci avrebbero spiegato qualche perché, magari utilizzando anche due Come.
Come ci si comporta di fronte alla Mafia.

Come si reagisce alla Mafia.

Come la si riconosce e DENUNCIA, anche nelle sue subdole forme più, apparentemente, lievi.

Poi ci sono nomi e storie. Nomi che vanno detti, a voce alta. Senza paura. Nomi del bene e nomi di Mafia.

Nomi e Cognomi, per identificare, riconoscere e CONOSCERE.

E le storie.
Storie che, se la Mafia davvero esistesse, andrebbero spiegate con minuzia.
Come ci è stato spiegato, sino al vomito, che i Re di Roma furono questi sette:

Romolo,
Numa Pompilio,
Tullio Ostilio,
Anco Marzio,
Tarquinio Prisco,
Servio Tullio e
Tarquinio Il Superbo.
E questi sette nomi ce li porteremo sin nella tomba, ancora recitandoli a memoria.

Invece ti trovi a sentir nominare, per la seconda volta nella tua carriera scolastica, Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa in quinta liceo. In fretta e furia perché, da li a breve, la maturità imperverserà.
Non c’è il tempo.

Alla fine ne trai unicamente che si tratta di un illustre Generale, morto, il cui nome è stato dato a innumerevoli vie/piazze/scuole…
Ci si può dimenticare di lui come di Assurbanipal, re Assiro dal nome che assomiglia ad una supposta di paracetamolo.

Quindi la Mafia non deve esistere, questo decide per me il mio Cervello.

Che non può e non deve esistere,
perché se esistesse davvero, e lo Stato in cui io vivo si comportasse come si comporta ora, con estrema noncuranza, nel mio Stomaco si contorcerebbero le budella. I miei Polmoni smetterebbero di respirare, schifati dall’aria di questo posto infame. E, in ultimo, persino il Cervello impazzirebbe.

Perché non può esistere.
Non deve esistere.

Non può essere che esista e sopra ogni cosa che, per mano di interessi, chi si è prefissato di combatterla non respiri più quest’aria, ed il suo sacrificio resti vano.
Vano perché non si muore per il ricordo della data di morte, si muore per ricordare la nascita, la vita e le gesta. Eroiche e sublimi gesta di queste persone.

No non può esistere.

Perché se fosse così allora io cosa dovrei fare?

Perché se venissero così annichilite quelle gesta auliche di personaggi supremi, io cosa potrei fare.

Denunciare, Silvia.
Devi denunciare. Combattere. Perché la Mafia è forte, ma è una minoranza. Sta solo a noi ricordarglielo ogni giorno, mettendola nelle condizioni di non poter più andare avanti.

Devi resistere e se necessario anche morire.
Perché se ognuno di Noi ricordasse la strage di Capaci NON il 23 Maggio ma dal 24 al successivo 22 Maggio, così per tutta la vita, allora questo sarebbe uno Stato diverso. E noi saremmo persone diverse.

“Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto”

Perché la Mafia non sta in Sicilia. La Mafia è nel mondo e, se resti in silenzio, è anche e soprattutto in te.
Credi di non incontrarla ogni giorno?  Di non aver la possibilità di denunciarla e contrastarla costantemente?
Oh, vile. La Mafia è subdola, meschina ed insita nell’uomo.
Nello scavalcar le regole, che tanto non servono.
Nel voler prevalicare l’altro, che tanto è inetto.
Nel voler prevalicare l’altro ad ogni costo. Ogni costo. Anche eliminando gli ostacoli. Anche ammazzando.

Hai paura? Perché Paolo Borsellino non ne aveva? Avevano appena fatto saltare in aria Falcone con moglie, scorta ed autostrada.
Era uomo anche lui, seppur sublime, e la paura è umana.
Ma è andato incontro a morte certa, definendosi  citando Ninni Cassarà “un cadavere che cammina”, a testa alta, perché LUI aveva un IDEALE. Perché quello era il suo scopo nella vita, non più solo un lavoro.

E di lui resta solo una lapide sul muro di Via D’amelio e qualche scuola a suo nome? Questo non è in alcun modo sufficiente. Non è morto per questo. E’ morto per cambiare il sistema corrotto. Per creare consapevolezza e strumenti per debellare il morbo mafioso. E’ morto anche per te.

Ai miei genitori, con il senno di poi, recrimino una cosa soltanto. Di avermi concepita e, nonostante tutti i miei sforzi di ritardare l’inevitabile, fatta nascere proprio in quell’anno infame che fu il 1992. Sarebbero bastati 23 giorni in più di resistenza. Pazienza.

In ogni caso, se si avesse ancora paura, se si ritenesse di non essere forti abbastanza per affrontare questo mare di merda infido e meschino che è la Mafia e che APPARENTEMENTE ci sommerge, vi invito ad una riflessione.

Preferireste essere in un Mondo Grande in cui battono i cuori di persone come Giuliano, Chinnici, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino  o preferireste essere in un mondo, grande come dimensioni, in cui i polmoni di Totò Riina respirano ancora?

Le citazioni riportate nel testo sono di colui che personalmente ritengo eroe tra gli eroi, Paolo Emanuele Borsellino, le tue idee camminano anche nelle mie gambe.

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