“Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” (Catullo-Carme 85)

Io sono fatta così.

Parlo di getto, a braccio, scateno sproloqui verbali di ore contro i miei interlocutori.

Il più delle volte mi faccio un’idea ed attacco decisa la mia manfrina.

Con il tempo ho imparato che tutto ciò che mi resta dentro, sia esso una frivolezza o una cosa seria, mi ferisce. Mi consuma.
Io devo svuotare mente e pancia. Liberarmene in fretta.

Il più delle volte.

Ci sono rari casi in cui invece io resto senza  parole e mi resta solo un sordo silenzio.

La ferita interiore diventa uno squarcio. Il peso diventa un macigno che tengo consapevolmente per me. A decantare.

Lascio che la pancia faccia male. Che il cervello, saturo, esploda. Lascio che la sensazione di dolore, che  penetra dall’epidermide e va via via sempre più in profondità, arrivi al mio animo. Lascio sedimentare la cosa. La divido in strati. La analizzo con i mezzi che ho. Trovo nuovi mezzi per analizzarla.

Mi ci è voluta quasi una settimana per arrivare al punto di non ritorno. Non avrò mai i mezzi adeguati per parlarne ma non posso più tenere tutto per me.
Non ci riesco. Se questo è il mio diario catartico un sentimento come questo non può non essere espresso anche se non sono all’altezza.

Non voglio sapere chi la pensa come me o no, non mi interessano stupidi like o dislike.

Vorrei solo sentirmi dire, con cognizione di causa: “Non hai capito un cazzo. Hai torto marcio”. E così star meglio.

Dici Parigi e pensi a quelle immagini. Non pensi alla città dell’Amore come prima.
Io sabato mattina non avevo la connessione internet. Sono arrivata in macchina alle 8 senza saper nulla. Vivevo i miei stupidi rituali mattutini come in tanti altri giorni.
Poi incontro mia sorella. Mi dice “Hai visto?”. Da lì in poi il sangue mi si gela nelle vene. La testa mi pulsa. Lo stomaco si contorce, si avvinghia su se stesso quasi a non voler sentire fino in fondo. Non voler vedere tutto. Non voler sapere.

Poi il silenzio. Nella mia testa il Caos, fuori solo il silenzio.
Nelle mie interioria il gelo. Poi le fiamme. Poi il gelo di nuovo.

Nella moltitudine di cose mi viene da pensare che durante il massacro la radio del locale avrà continuato a trasmettere qualcosa. Forse una canzone. Penso al male che farà risentirla per tutti coloro che sono
sopravvissuti. Penso al male che ha fatto a chi non la sentirà più. Penso a quanto sarà dura la quotidianità. Penso che non sia giusto tutto quel male.

Di pancia si dicono le peggio cose. Il male, a caldo, porta solo altro male.

L’uomo è l’animale peggiore del Mondo. E’ folle. Ma non può esser solo la follia ad animare qualcosa di così mostruoso.
Io odio le bisce. Mi fanno schifo davvero. Le repello con tutta me stessa, le evito, non ci penso e non le voglio vedere. Sono viscide, sono fredde e si muovono in una maniera raccapricciante.
Insomma, se da domani le bisce sparissero dal Pianeta io non sarei affatto affranta.
Mi capita spessissimo di incontrarle, lunghe distese sull’asfalto a scaldarsi. Con la macchina la cosa più immediata sarebbe schiacciarle, no?
Le odio, provo una repulsione fortissima quindi se ne schiaccio una, una in meno a tormentarmi sul pianeta no?

Ebbene, tutto ciò detto, quando in macchina incontro una biscia distesa sull’asfalto, io inchiodo. Aspetto che si trascini via, poi passo.
Io le odio. Ma non sono in grado di decretare la morte di qualcosa. Inchiodo ed inchioderò sempre. Nonostante la mia avversione.

Anche per questo non mi spiegavo il gesto di questi folli. Possibile che considerino un loro simile peggio di quanto io consideri una biscia?
Possibile che con me la biscia la scampi sempre e che con loro un loro pari muoia? Che siano pronti a morire per generare morte?
Solo per follia o fanatismo religioso?

Così ho tentato di informarmi.
A modo mio, fin dove me la sono sentita di esplorare.
Riemergono gli accordi di Sykes-Picot. Porca miseria, li ho studiati!
Riemerge l’Impero Ottomano.
Il colonialismo.

Il maledettissimo  interesse.

Non era solo una noiosa lezione. Era la base per capire il futuro.

Quindi è un male che deriva da altro male.
Quindi le vittime di oggi lanciavano fendenti e spargevano sangue ieri.
Quindi non è una guerra di religione.
Quindi l’uomo trucida il suo simile per interesse senza batter ciglio.

Quindi chi ha ragione?
Chi è il giusto? Chi il cattivo?
Io invidio chi sa sempre tutto.
Chi Ha sempre la risposta pronta e punta con fermezza il dito.
Chi trova nel bombardamento la soluzione.
Io non so nulla. “So solo di non sapere”.

So solo che non basta e non basterà mai nascondersi dietro Bandiere, scritte, articoli, parole. Indossare maschere.
Ogni giorno persone muoiono per interesse o mancato interesse di altre persone. Tutto si riduce a questo.
Da ogni lato stanno contemporaneamente ragione e torto a seconda del punto di vista. Intanto le persone muoiono, gli animi con loro, e mi rendo conto che “Rashomon” è la realtà quotidiana non solo un film.

Che Kurosawa aveva visto davvero oltre.

Che Bruno, nonostante le maledizioni che ha raccolto quella domenica pomeriggio quando, su suo consiglio, mi sono sottoposta a quello spettacolo pesante e nichilista che è Rashomon di Kurosawa,
con conseguente senso di vuoto e smarrimento, mi ha aperto un mondo:
Ogni storia ha tanti punti di vista quanti sono i suoi protagonisti, antagonisti, personaggi secondari e comparse. Ed ognuno di essi ha torto e ragione assieme, ma a prescindere da ciò il male accade. Colpisce e prospera.
E il senso di vuoto si spande.

“Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”

“Non lo so, ma sento che accade e mi tormento.”

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. glosapevate ha detto:

    splendido articolo!

    Mi piace

    1. materialeumano ha detto:

      Grazie mille!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...