Siamo Come Tele.

Donna con tela bianca.JPG

Ci sono giorni difficili, di periodi difficili in anni che sanno di tabacco masticato. Di parole non dette. Di carezze rimaste sulle dita e mai espresse.

Ci sono momenti in cui la cosa più semplice da fare, secondo logica, è smettere.

Smettere di aspettare, di sperare, di chiedere. Semplicemente smettere ogni tipo di attività, anche solo psicologica, che ci possa idealmente portare ad uno stato di sofferenza.

Perché quando il nostro mondo crolla cade su di noi. Ed è proprio in quei momenti che si percepisce realmente quanto ci si possa sentir soli al mondo. Quanto, per grande che sia la nostra sofferenza, il tempo continui a scorrere ed il sole, beffardo, a sorgere.

Siamo come Tele, Bianche ed ognuna diversa dalle altre.

Alcune piccole, alcune grandi.

Alcune che assorbono bene il colore lasciandolo penetrare in profondità, altre che concedono solo la loro estrema superficie restando intonse al di sotto di quella.

Durante le nostre esperienze di vita la tela si colora.

Inizialmente, per ogni bella esperienza o sensazione, riceviamo colori brillanti. Piccoli grandi segni che colorano la nostra tela bianca di una gamma infinita di sfumature di colore.

Ogni giorno alla scoperta di una nuova emozione in grado di darci ignote cromie. E quando capita di imbattersi in una di quelle spiacevoli i colori diventano scuri, anche se tenui. Tuttavia ogni segno resta, indelebile sulla nostra tela. Ad ogni sofferenza la tela si scurisce, e via via il colore affievolisce. Si perde in un marasma di grigi, marroni ed infine nero. Tanto che anche quel briciolo di giallo ancora acceso si spegne.

La vita sa essere parecchio bastarda e la nostra tela satura di colore, di segni scuri, di esperienze vissute, arriva quasi a strapparsi.

Ed è qui che la logica ci impone di proteggere quella tela completamente nera. Di non mostrarla più. Di nasconderla e lasciarla sola. Per non farla soffrire con altre pennellate scure.

Ed è sempre qui che si presenta qualcuno.

Qualcuno che senza troppe parole prende tutti i colori e ci ridona speranza. Qualcuno che con pazienza aspetta che la nostra tela scura asciughi ben bene dalle ultime ferite di colore ed infine con leggerezza ci mostra un nuovo pennello ed un barattolo, ancora sigillato, di Bianco.

Il bianco non cancellerà mai i segni scuri. Saranno invisibili, ma presenti.

Però alla prima pennellata di turchese, di verde acqua o, perché no, di giallo quanto sembrerà colorata la nostra tela di nuovo bianca.

Non si tratta di nascondersi, dimenticare e dimenticarsi. No. Ma di accettarsi. Accettare tutti i nostri difetti, il microcaos in cui si vive o si è vissuto. Il nostro essere materiali umani erranti.Materiale Umano errante.jpg

Accettare e portarne le ferite orgogliosamente. Senza nasconderle, solo coprendole con un nuovo meraviglioso tatuaggio.

Che ci ricordi che siamo esseri forti e meravigliosi con il supremo diritto di Felicità.

Con la nostra tela che riscopre quanto sia bello tingersi di colore proprio quando pensavamo di non saperlo fare più.

E si riscopre più bella che mai.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Banaudi Nadia ha detto:

    Adoro la frase finale ben evidenziata dal colore illuminante. Mi piace il senso positivo con cui concludi. E’ vero, assolutamente vero, proprio quando pensi di non saperlo fare più scopri quanto è bello tingersi dei colori belli della vita!

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    1. materialeumano ha detto:

      Felice che tu riesca a cogliere sempre le mie piccole sfumature! 🙂

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  2. Banaudi Nadia ha detto:

    sai noi donne siamo molto simili dentro, più tocchiamo il nero del fondo, più cogliamo le sfumature del sole appena ci solleviamo e siamo piene di soddisfazione che ci fa ringraziare il mondo di essere nate donne. Donne, complicate, dannate e come dici tu tele bianche.

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  3. Gæd ha detto:

    Grazie, davvero.

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    1. Materiale Umano ha detto:

      A te di leggermi!

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