Annichilimenti

Trovo che sia necessario spesso, molto spesso, concedersi pause contemplative. Mettersi in posizione passiva e lasciare che gli accadimenti e la realtà penetrino in noi profondamente.

Una sorta di trasgressione ma con una consapevolezza di fondo: siamo Minuscoli.

Così ho scelto le mete di alcuni mini viaggi per le mie ferie. Volevo avere delle Epifanie e le ho avute.

Sono stata a Torino per capire quanto io sia insignificante. Già insignificante, inutile, minuscola. Capendo che, anche senza di me, il pianeta compie la sua orbita, l’universo si espande e la vita prosegue. Non è magnifico potersi permettere un annichilimento di tanto in tanto? Per rifocalizzare le priorità,  allontanarci un momento dalla tremenda sensazione di centralità delle nostre azioni ed evadere dal metodo, assolutamente funzionante ma deleterio, del multitasking. Certo, possiamo fare egregiamente sette cose contemporaneamente, tuttavia questo ampliamento del nostro raggio di azione restringe notevolmente quella che è la nostra percezione del tutto, quindi passiamo la vita chini sulla nostra minuscola insignificante realtà senza accorgerci di quello che ci circonda, mancando gli obiettivi.

Ovviamente non è cosa che si possa fare ogni giorno, la capacità di gestire diversi progetti contemporaneamente è linfa vitale della nostra civiltà orizzontale, tuttavia di tanto in tanto (spesso) è bene rifocalizzarci all’interno dell’universo conosciuto e fare un passo indietro. Permetterci di dire che la nostra personale nube di pensieri, che ci portiamo appresso ogni giorno, non è poi cosi essenziale. Che i nostri doveri sono poi relativi e minuscoli paragonati ad esempio a quelli del Sole o, perché no, dell’albero piantato in giardino che in silenzio porta avanti la sua produzione di ossigeno.

Trovo che ci siano dei luoghi propedeutici per lasciarsi sprofondare in un dolcissimo ed inebriante Oblio della Coscienza Pratica e cogliere la sensazione di Immensità di cui siamo circondati. Come quella che mi colpisce di fronte alla visione di un cielo stellato di una notte di Luglio, quando il cosmo sembra esplodere di puntini luminosi.

Ne ho individuati almeno due in terra Sabauda, che ho deciso di esplorare: La Sacra di San Michele e La Residenza di Caccia di Stupinigi.

Al loro cospetto l’essere umano risulta a malapena distinguibile, una macchiolina semovente lungo i loro profili, quelle mura, il loro interno.

La Sacra, come giustamente esprime il suo stesso nome, scatena a livello dell’epidermide piccole e diffuse sensazioni di pace e serena sacralità intervallate solo dal rumore del vento, dagli uccelli e da canti gregoriani. La mente si sazia di questo bagno spirituale che nessuna foto sarà mai in grado di immortalare.
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Ogni angolo, ogni fessura lascia filtrare una fede presente e attiva, latente solo se la si guarda con occhi disattenti. Le parole non sono sufficienti ed esaustive per descrivere la moltitudine di percezioni che la Sacra ci regala, pietra dopo pietra, scalino dopo scalino, il consiglio è di andare e lasciarsi travolgere.

La Residenza di Stupinigi invece annichilisce sotto il profilo dell’opulenta magnificenza, della bellezza superba. Ogni porzione, ogni più piccolo dettaglio, ogni arredo non è lasciato al caso. Specchi, luci, riflessioni, merletti ed ampi spazi regalano al visitatore la sensazione di essere catapultato in una Versailles colma di dame e regnanti, restando in silenzio sembra quasi di percepire ancora la musica lungo i corridoi.
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La precisione, i colori, i merletti. Tutto rimanda ad una perfezione inebriante, ricercata e trovata, frutto di tempo e non di caos.

 

Il silenzio in effetti è stato un mantra di queste mie fughe, un riposo cerebrale forzato per non ricadere in manierismi di pensiero e di azione. Ed anche per questo mi sono rifugiata per qualche giorno nel mio posticino di mondo, Portovenere, prima di partire per Pietrasanta.
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Portovere è una manciata di case colorate su un meraviglioso specchio di mare. Un’insenatura naturale poco più ad est delle Cinque Terre, luogo di poeti e pensatori.

Uscire dalla casetta sul porto di prima mattina, fare colazione sulla banchina perdendosi lungamente nei riflessi colorati delle onde, tuffarsi nella Grotta di Byron, asciugarsi distesi al sole in barca leggendo un buon libro, tutto profumato dalla salsedine e da una brezza onirica.

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Lasciare che le cose accadano intorno a noi, cullati dal mare, e lasciar per sempre lì un pezzetto di cuore.

Infine Pietrasanta, con l’albergo a Marina di Pietrasanta con le persiane turchesi e la bouganvillea fiorita, le bici con il cestino e i ritmi vacanzieri. Le coccole a colazione dalla signora Anna, le conchiglie sulla spiaggia, i vestiti leggeri e colorati, le spiagge lunghissime, le tende bianche, i locali illuminati con le candele, i tramonti. Qui il silenzio si fa strada nelle caotiche e sconosciute vite altrui, nei rumori delle bancarelle e dei negozietti, del gelataio, dei bar, della spiaggia.
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Colma di sensazioni ma mai sazia di scoperte torno nei miei luoghi, ritrovo il mio mare e mi perdo nelle silenziose esplorazioni dei fondali. Con nuovi obiettivi, con ritrovata grinta e ben focalizzata su traguardi impensabili.

Annichilita da queste Bellezze quotidiane mi prendo un’altra pausa, lavo maschera e pinne e scappo al mare.
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Si, qui ed ora una Micro Trasgressione!
Buon weekend

 

 

 

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