Inaspettato.

Alzare gli occhi al cielo e vedere ciò.


Lo faccio spesso in realtà, è un gesto consolatorio; frugare tra le nuvole, oltre le cime degli alberi, alla ricerca di un qualcosa. Ieri ad esempio stavo guidando lungo la solita strada, nel solito modo, era ormai sera inoltrata. Ho superato agevolmente un incrocio, ho dato la precedenza, ho atteso il verde, dopodiché qualche metro di rettilineo, il solito rettilineo. Poi di colpo ho urlato, non esagero, non romanzo la realtà, proprio un urlo secco. Mi è uscito dalla gola, sembrava dovesse strozzarmi, e acuto nelle orecchie si è insinuato nella testa. Ancora rimbomba nei miei ricordi.
La luna era gigantesca, sembrava di poterla toccare allungandosi appena. Così grande che il suo riflesso sul mare pareva aver luce propria. Era lì, invisibile ai più perché una luna come tante in una notte come tante, forse peggio di tante. Eppure era lì, avvolta in una leggera foschia, vicina al mare e vicina alla collina punteggiata di luci domestiche, così deboli al suo confronto. Mi sono fermata, il cuore mi batteva forte, due fari mi hanno superata ma non saprei dirvi altro di quel momento in auto. Vedevo solo lei, che mi aveva teso un agguato. Tentare di fotografare quella meraviglia era inutile, nulla poteva render giustizia ad un’esposizione tanto nuda e reale di bellezza, così aggressiva. Potevo accarezzarla lungo i crateri, la vedevo gialla e perfetta. Sarei rimasta ore, immobile nel solito rettilineo, a scrutarla tra i cartelli stradali e l’asfalto. Era come possederla, come fosse in posa per me. Per essere immortalata nei miei occhi, solo nei miei.

Guardo il cielo, per questo inciampo spesso, eppure non riesco a farne a meno. Cercare Venere, indicare Marte, il Grande Carro. Nuvole bianche, rosa, rosse e nere che tentano di trattenere un sole arrogante. Trovo la calma guardando il nero, blu e turchese del cielo. Non aggiusta le cose, ma concede tregua. Resterò sempre fissata per il cielo, ancorata alla volta celeste, al voler vivere dove la possa vedere bene. Una fonte inesauribile di bellezza che credevo di aver ben stimato, soppesato in ogni sua parte, invece no, ho tralasciato l’inaspettato. La visione di una bellezza proprio mentre siamo scevri da protezioni, filtri o armature alcune, che fa capolino nel nostro momento di massimo quotidiano squallore, al di là del reale pur facendone parte.

Perché, alla fine, l’unica cosa che credo di aver compreso davvero e che l’essenza stessa della bellezza è data da ciò che è inaspettato, che dietro la svolta di un incrocio, lungo un anonimo rettilineo, nasconde un urlo.

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